
l funnel di marketing classico non esiste più. Oggi chi desidera acquistare non cerca attivamente e in autonomia, viene guidato. Sistemi intelligenti agiscono come un ricercatore instancabile e un assistente all’acquisto, prendendo decisioni al posto, o prima, dell’utente. In questo scenario, UX e CRO diventano gli strumenti strategici su cui puntare per essere selezionati dall’IA.
Vediamo insieme come è cambiato il customer journey, e come possiamo trarre vantaggio da queste trasformazioni adattando il nostro modo di progettare esperienze e contenuti.
Per anni abbiamo immaginato il percorso del cliente come un imbuto (funnel): un percorso lineare e prevedibile che le aziende potevano mappare, misurare e ottimizzare. Oggi, quel modello è obsoleto. Il cliente non naviga più da solo; è costantemente affiancato da un co-pilota invisibile: l’intelligenza artificiale.
Sistemi di raccomandazione, assistenti vocali e agenti AI agiscono come mediatori, filtrando il rumore e presentando soluzioni prima ancora che l’utente inizi una ricerca attiva. Il customer journey non è più una serie di touchpoint controllati dal brand, ma un dialogo frammentato e distribuito su decine di piattaforme. In questo nuovo paradigma, l’obiettivo non è più solo convincere l’utente finale. La vera sfida è convincere l’algoritmo che ci sceglie per lui.
Per rispondere a questi cambiamenti, le discipline della User Experience (UX) e della Conversion Rate Optimization (CRO) devono evolvere. Non si tratta più solo di ottimizzare landing page e checkout, ma di progettare esperienze e contenuti che rendano un brand la scelta preferita degli intermediari AI. La nuova frontiera è diventare AI-friendly.
Il percorso d’acquisto esiste ancora, la differenza è che le sue regole sono state cambiate. Vediamo come ogni fase è stata trasformata dall’AI e quale ruolo giocano ora UX e CRO per conquistare l’attenzione del cliente e ottenere una conversione.
Oggi, il bisogno non nasce più solo da un’esigenza interna dell’utente, che realizza di avere la necessità di un prodotto o un servizio. Il bisogno viene attivato da stimoli esterni iper-personalizzati che appaiono nei feed social, nelle notifiche push o nei suggerimenti proattivi degli assistenti. L’AI anticipa i desideri, trasformando un interesse latente in un’intenzione concreta.
Il ruolo della UX – Il design della User Experience deve catturare l’attenzione di un utente che non sta cercando, ma solo scorrendo contenuti passando da una piattaforma ad un’altra. L’obiettivo è interrompere lo scroll con contenuti visivi ed emozionali che sembrano nativi della piattaforma, comunicano valore in modo immediato e stimolano una scoperta casuale. L’esperienza d’acquisto diventa così un’estensione fluida del feed, dove l’ispirazione si trasforma in transazione senza attriti.
Il ruolo della CRO – In questa fase, la conversione non è l’acquisto. La CRO si concentra sul tracciamento di micro-conversioni che fungono da segnali per gli algoritmi: un salvataggio di un post, un click su un tag prodotto, un’interazione breve. Queste azioni arricchiscono il profilo dell’utente e insegnano all’AI quali stimoli futuri proporre.
L’utente non apre più dieci schede del browser per confrontare le opzioni. Sempre più di frequente, delega la ricerca a chatbot e sistemi AI, chiedendo risposte dirette e sintesi. La conseguenza diretta è il crollo del traffico organico, con un calo significativo dei click-through rate quando sono presenti le AI Overviews di Google.
Il ruolo della UX – L’utente primario del contenuto diventa l’AI stessa. La UX deve quindi strutturare le informazioni per essere facilmente accessibili alle macchine: contenuti con strutture semantiche chiare (Schema.org), FAQ ben definite, dati tecnici disponibili e un linguaggio naturale che risponda a domande specifiche.
Il ruolo della CRO – L’ottimizzazione non è più solo per il ranking nei risultati di ricerca tradizionali, ma per essere inclusi e citati nelle risposte generate dall’AI. La CRO si concentra sulla chiarezza e comparabilità dei contenuti: prezzi, caratteristiche e vantaggi devono essere espliciti e facili da estrarre per un confronto algoritmico.
La lista delle opzioni non viene più creata dall’utente, ma generata da agenti AI che agiscono in base alle sue preferenze e ai dati storici disponibili. La fedeltà al brand del cliente diventa fedeltà dell’algoritmo: se un sistema ritiene che un competitor offra un pacchetto migliore, può scartare un brand senza che l’utente lo sappia mai.
Il ruolo della UX – La fiducia deve essere comunicata in un linguaggio comprensibile per le macchine. La UX deve mettere in evidenza trust elements quantificabili: badge di sicurezza, premi, certificazioni, numero di recensioni positive e menzioni autorevoli su siti terzi. L’obiettivo è costruire una reputazione digitale solida che l’AI possa interpretare come un segnale di affidabilità.
Il ruolo della CRO – L’analisi si sposta sui dati leggibili dall’AI. La CRO deve garantire che i nomi dei prodotti siano strategici e contengano attributi chiave, che le specifiche tecniche siano esposte tramite API e che i dati strutturati siano impeccabili. Si analizzano i percorsi che gli agenti AI compiono per raccogliere informazioni, ottimizzando l’accesso ai dati.
Ormai, l’acquisto non viene fatto più necessariamente sul sito e-commerce del brand. Avviene direttamente all’interno di piattaforme terze: TikTok Shop, Instagram Checkout, comandi vocali ad Alexa. Questa evoluzione, che rende l’esperienza d’acquisto fluida e contestuale, definisce il social commerce: un mercato in piena espansione che, solo in Europa, si prevede crescerà del 20,7% su base annua, raggiungendo un valore di 146,35 miliardi di dollari nel 2025.
Il ruolo della UX – L’esperienza utente deve essere progettata per essere coerente e di alta qualità anche al di fuori delle proprietà digitali del brand. La UX si occupa di definire come il brand si presenta e funziona all’interno di ecosistemi che non controlla, garantendo un’esperienza senza frizioni.
Il ruolo della CRO – L’ottimizzazione si concentra sui flussi di acquisto embedded. Le Call-to-Action (CTA) devono essere immediate e ottimizzate per il contesto specifico della piattaforma ospitante. Si misurano i tassi di conversione all’interno di questi canali distribuiti, identificando i punti di abbandono nel mini-funnel di TikTok o Instagram.
Il follow-up e la cura del cliente sono sempre più gestiti da sistemi di AI che automatizzano l’onboarding, l’assistenza e le comunicazioni successive, anticipando il prossimo acquisto.
Il ruolo della UX – Lo UX Design progetta percorsi post-acquisto automatizzati che appaiono come esperienze altamente personalizzate. Si lavora sull’onboarding di un prodotto, sulla progettazione di risposte utili per i chatbot di assistenza e sulla creazione di un’area cliente che offra valore e supporto predittivo, costruendo un’esperienza che rafforza la fidelizzazione.
Il ruolo della CRO – L’obiettivo è misurare e ottimizzare la retention e l’upsell generati da questi sistemi. Le metriche chiave diventano i tassi di riacquisto suggeriti dall’AI, l’engagement con le email di follow-up personalizzate e l’efficacia delle raccomandazioni di prodotti correlati.
In questo scenario, UX e CRO non sono più discipline focalizzate esclusivamente sull’efficacia e la piacevolezza dell’interfaccia, ma diventano strategie fondamentali per la visibilità.
Entrambe le discipline devono quindi evolvere per operare in un contesto che è sempre più conversazionale (interazioni con chatbot), assistito (decisioni mediate da AI) e distribuito (acquisti su piattaforme terze).
Il funnel non è scomparso, è solo nascosto dietro un velo di algoritmi. Le decisioni vengono ancora prese dalle persone, ma i touchpoint e i fattori che influenzano l’acquisto sono cambiati. Essere esclusi da una shortlist generata da un’AI è l’equivalente di non essere indicizzati da Google dieci anni fa.
Come capire se il tuo brand è fuori da questo nuovo funnel invisibile? La CRO oggi diventa un sistema di diagnosi preventiva. Segnali di allarme non sono più solo un basso tasso di conversione, ma:
Per rispondere a questi cambiamenti e trarne vantaggio, è necessario adattare le strategie di UX e CRO per dialogare non solo con i clienti, ma anche con gli algoritmi che li guidano.

